Il Cosenza nel corso delle ultime stagioni si è specializzato nel compiere imprese, nel credere nell'impossibile, ma in questo campionato tutto sembra essere inutile. La premessa doverosa è che le colpe sono in primis di chi ha permesso tutto questo, di chi non ha creato un modello di gestione, di chi non ha messo nelle condizioni direttore sportivo e allenatore di poter lavorare al meglio, di chi è perennemente ostile al confronto, la proprietà è responsabile di una situazione drammatica, che ad oggi non vede uno spiraglio di luce in un tunnel lunghissimo.

Questa stagione per il Cosenza è un autentico calvario, iniziata bene ma che rischia di finire in tragedia, la squadra ha over performato, ma da quando è diventata normale la magia è finita, la mazzata dei quattro punti di penalizzazione si sta fin qui rivelando il vero bivio negativo, da quel momento la bolla creata da Alvini è esplosa, le sicurezze sono venute meno, l'incertezza è diventato il sentimento principale in uno spogliatoio evidentemente mai davvero sereno. Aggiungiamo un mercato di gennaio insufficiente e che non ha alimentato nessun tipo di speranza, non vogliamo però ricordare tutto i problemi extracampo che di certo non hanno aiutato.

Il Cosenza appare retrocesso già a febbraio è tutto questo è gravissimo, la distanza di otto punti rispetto ai playout appare proibitiva, ma quello che lascia attoniti è un atteggiamento di totale resa, di totale difficoltà di reagire, la squadra costruisce, ci prova, ma oltre a dimostrare limiti tecnici, si scioglie come neve al sole alla prime difficoltà perchè manca da tempo di esperienza e qualità. Massimiliano Alvini ha anche le sue colpe, cambiando continuamente formazione, nela gestione di determinati calciatori incomprensibili agli occhi dei più, Fumagalli e Ciervo su tutti. Il quadro è desolante, ciò che condanna il Cosenza non sono solo i numeri ma l'atteggiamento di resa totale, in questo caso finche c'è vita, ma ad oggi non c'è speranza...

Sezione: Primo piano / Data: Lun 24 febbraio 2025 alle 11:56
Autore: Attilio Malena / Twitter: @attiliomalena
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